“Nel mondo dello spionaggio sappiamo tutti che cos'è Wikileaks”.
L’ex agente del KGB, Daniel Estulin, ha le idee ben chiare su che cosa sia realmente Wikileaks. Ma invece di custodire il segreto, ha deciso di renderlo noto in un nuovo libro. Archiviato per ora il Club Bilderberg, al quale ha dedicato molti articoli e un omonimo saggio, ha deciso di dedicarsi a Julian Assange e alla sua “creatura”, sui quali ha molti segreti da rivelare.
Da me raggiunto telefonicamente ha confermato le anticipazioni che erano trapelate su alcuni siti stranieri sul Cablegate che solo in apparenza ha scosso le fondamenta dei servizi segreti e dei maggiori Governi al mondo. Perché, come ricorda Estulin, si deve sempre diffidare di tutto e di tutti e dei personaggi di ombre, fumo e specchi che periodicamente si affacciano sugli scenari mondiali.
Nel suo nuovo libro, Desmontando a Wikileaks, Estulin rivela i retroscena del sito: l’organizzazione non è una creazione di Assange – spiega Estulin – ma della NSA nordamericana e della CIA.
Che su Assange potesse aleggiare l’ombra della CIA era abbastanza evidente: in fondo le informazioni “top secret” rivelate da Wikileaks non sono state così sconcertanti, anzi.
Avevo già ipotizzato nel mio saggio L’altra faccia di Obama, che dietro l'hacker australiano si potesse nascondere una forma di cover up. L’ultimo saggio di Estulin non solo conferma il mio dubbio, ma ricompone i pezzi di un puzzle che una volta completato rivela però un’ipotesi più tragica.
Ho contattato Estulin per saperne di più dopo avere svolto delle ricerche parallele al suo lavoro per capire se anche le mie fonti mi avrebbero condotto alle stesse conclusioni. Così è stato.
Per Estulin Assange è soltanto un “burattino” della CIA: lavorerebbe per l’Agenzia, senza però esserne minimamente cosciente. Estulin insiste molto su questo punto: al telefono ha continuato a ripetermi, He doesn't know, do you understand? Non sa nulla, capisci? E io a rassicurarlo – Yes, yes, I understand. Ho capito. Non vuole che si creda che Assange sia un agente CIA. L'hacker australiano sarebbe soltanto uno dei tanti strumenti che l'Agenzia americana utilizzerebbe nelle sue sofisticate operazioni di Azione/Reazione. Come ci ha spiegato ampiamente David Icke nei suoi saggi, la CIA adotta spesso dei piani che far accadere “qualcosa” di traumatico – o che comunque colpisca l'opinione pubblica – per intervenire con la giusta “soluzione” e imporre ad esempio nuove restrizioni pubbliche, possano riguardare la privacy o ad esempio l'economia, oppure guerre di espansione motivate come necessarie per la contrastare un Nemico invisibile – come il terrorismo.
Seguendo questa dinamica, Wikileaks sarebbe soltanto un espediente per gettare fumo negli occhi alla popolazione e rendere evidente la debolezza dei sistemi informatici governativi per poter poi chiudere l’accesso libero a internet. Un obiettivo parallelo alle norme di restrizione della privacy contenute nel Patrioct Act Cybernetico varato nel 2009 e confermate recentemente dal “democratico” Obama.
Lo scorso anno Pino Cabras ci aveva già avvisati dei pericoli di manipolazione che si potevano nascondere dietro a Wikileaks: «Ora che ci dicono che con le prime nuove soffiate di Wikileaks sta esplodendo “l'11 settembre della diplomazia” ovvero “l'11 settembre di internet”, deve valere una premessa: non ci sono individui, e neanche organizzazioni, che siano in grado di leggere 250mila documenti in breve tempo. Quindi ci arriva solo un flusso filtrato di documenti. E chi lo filtra, per ora, è la vecchia fabbrica dei media tradizionali. Se di un 11 settembre si trattasse, saremmo nella fase del trauma mediatico iniziale, quella che ci dà l’imprinting, l’apprendimento base del nuovo mondo su cui ci affacciamo e delle nuove credenze sulle quali far fede. Una volta educate le menti con questo shock, le sue riletture successive andranno controcorrente e perciò partiranno sfavorite». Quasi un anno fa Cabras parlava degli “imprinting” che Wikileaks avrebbe prodotto. Primo: far vivere un trauma alla popolazione, «come se prima del percolare dei segreti attraverso Wikileaks non vi fosse modo di interpretare la politica, la diplomazia, i segreti, le normali trame degli Stati», secondo la manipolazione dei dispacci pubblicati, infine, il pretesto per un giro di vite sul web.
Il terzo imprinting per Cabras sarebbe la creazione dello “scompiglio sul web”, così forte da «risvegliare coloro che dal caos vorrebbero trarre un nuovo ordine sulla Rete. Due anni fa pubblicammo l'allarme del giurista [...] Lawrence Lessig, il quale prediceva che “sta per accadere una specie di '11 settembre di internet”, un evento che catalizzerà una radicale modifica delle norme che regolano la Rete. Lessig rivelava che il governo USA, così come aveva già pronto il Patriot Act ben prima dell’11 settembre, aveva già “un Patriot Act per la Rete dentro qualche cassetto, in attesa di un qualunque considerevole evento da usare come pretesto per cambiare radicalmente il modo in cui funziona internet”. Così come George W. Bush, anche Obama sta facendo di tutto per avere, oltre alla valigetta nucleare, anche i bottoni per spegnere il web. L’evento in corso potrebbe spingere molti governi a voler affidare a qualcuno la nuova valigetta del potere. La Cina traccia il solco da tempo, del resto».
La schizofrenia americana che da una lato dichiara di voler promuovere la democrazia e i diritti umani – quali l’accesso a internet in Paesi dove vige la censura, come la Cina – si scontra costantemente contro l’orientamento neocon che sembra affliggere la Casa Bianca indipendentemente da chi la occupa. Così Obama, nonostante le promesse della campagna elettorale, si è trovato ad abbracciare una politica interna ed esterna troppo simile a quella indicata da G. W. Bush. La conferma del Patrioct Act - definito dal Presidente americano “uno strumento importante” - è in questo senso emblematico.
Wikileaks avrebbe offerto, secondo Estulin, al Governo USA una buona ragione per spegnere il pulsante e oscurare il web, o meglio, a “cambiare il paradigma della società” e a poter controllare il web e dunque l'informazione. Non si deve necessariamente spegnere internet per censurare. Basta poter essere in grado di “controllare l'accesso libero a internet”, sostiene Estulin che spiega: “se puoi controllare internet, controlli l'informazione e la conoscenza”.
Concorda a distanza il giornalista investigativo Webster Tarpley, convinto che il prossimo passo del Pentagono sarà “un ripulirsi generale di internet, chiudendo tanti siti critici, utilizzando come pretesto i segreti spifferati da Assange” che, prosegue Tarpley, avrebbe dimostrato di lavorare per la CIA, non solo parlandone bene, ma facendo il gioco dell'Agenzia: in questo senso Wikileaks avrebbe rivelato soltanto notizie scomode ridicolizzando i nemici americani, Putin e Berlusconi in primis.
Estulin ricorda invece che i documenti pubblicati da Wikileaks sembrano non toccare Israele e invece concentrarsi contro il Pakistan, l'unico Paese musulmano dotato di armamento nucleare.
Anche il co-fondatore di Wikileaks, John Young, ha accusato l'ex collega di fare gli interessi di gruppi “occulti” e di essere addirittura “pilotato” dalla CIA.
Tarpley ha inoltre puntato il dito contro Cass Sunstein, attuale funzionario alla Casa Bianca e gran consigliere di Obama, il quale nel 2008 aveva propugnato una forma di “infiltrazione cognitiva” attraverso la creazione di appositi gruppi, attivisti, siti web, “per spargere disinformazione, confusione, a calunnie” sul Governo. Tali false teorie della cospirazione – una volta sbugiardate - avrebbero avuto come effetto quello di screditare i teorici del complotto e dall'altra catalizzare la fiducia della popolazione nei confronti del Governo USA: “Non e' evidente – si chiede Tarpley - che Wikileaks rappresenta la realizzazione di questa strategia?”. Sunstein si spingeva a ipotizzare infatti l'infiltrazione di agenti CIA in queste organizzazioni fino al finanziamento di testate all'apparenza indipendenti che in tal modo sarebbero state invece manovrate dall'esterno. In questo modo gruppi di attivisti o testate giornalistiche indipendenti avrebbero finito per lavorare inconsapevolmente a fianco o per agenti della disinformazione.
Assange, nonostante sia un teorico dei complotti governativi, nega risolutamente che ci sia stato alcun complotto dietro gli avvenimenti dell'11/9. Quindi da un lato sostiene che “Ogni volta che la gente potente pianifica in segreto, essa mette in atto una cospirazione. Quindi ci sono cospirazioni dappertutto. Ci sono anche teorie del complotto geek. È importante non confonderle”, ma, in linea con una politica che sembra non volere – o non poter – attaccare in alcun modo Israele e il Mossad, nega ad esempio il coinvolgimento dei servizi israeliani nell'attacco al World Trade Center e al Pentagono. O meglio, non diffonde alcun documento segreto e lontanamente tale che possa danneggiare il Mossad.
Tarpley ricorda inoltre che è stato proprio Cass Sunstein a menzionare Wikileaks per la prima volta nella grande stampa americana, scrivendo sul Washington Post del 24 febbraio 2007: “Wikileaks.org, fondato da dissidenti in Cina e in altre nazioni, intende pubblicare documenti governativi segreti proteggendoli dalla censura con software criptato”.
Strano che il propugnatore di una sofisticata teoria della disinformazione faccia pubblicità a quel cyber terrorista che si sarebbe dopo pochi anni rivelato essere Wikileaks! O forse dovremmo dire, che ci hanno voluto far credere essere uno strumento di cyber terrorismo, mentre lavorava, consapevolmente o no, per NSA e CIA?
Non solo.
Estulin si spinge oltre sostenendo che “le prove dimostrano che Wikileaks rientra in un progetto di propaganda del Governo e, allo stesso tempo agisce in qualità di copertura per il ruolo del governo americano nel business della droga in Afghanistan”. A sostegno di questa posizione si può ricordare la decisione del Mullah Omar di vietare la coltivazione di oppio in Afghanistan – prima ovviamente che le truppe americane iniziassero a bombardare Kabul... e a ristabilire l'impero dei Signori della Droga.
Il nuovo legale di Assange, il principe del foro americano, il 72enne Alan Dershowitz, si era esposto – prima di assumerne la difesa – dicendosi d'accordo con Obama nel definire il Cablegate “una minaccia per gli USA e la diplomazia internazionale”. Detto ciò, Dershowitz ha deciso di affiancare i legali dello Studio londinese di Geoffrey Robertson, perché, a suo dire, “la libertà di espressione protegge anche le attività pericolose. Il Governo sbaglia se vuole perseguire Assange”.
Facendosi dunque scudo del primo emendamento Darshowitz si è detto intenzionato a difendere la libertà di parola del suo cliente. Certo che stride saperlo “grande amico” del Presidente o di Hillary Clinton, alla quale si deve proprio la difesa digitale per tutti, eccetto che per Wikileaks...
In ogni modo ora il nome di Dershowitz compare addirittura nella pagina dei contatti di Wikileaks: ora forma di autoincoronazione. L'avvocato attivista amico del Segretario di Stato che vorrebbe censurare Wikileaks! Altro che conflitto di interessi, chissà che delusione per la Clinton scoprire che l'amico Dershowitz era stato “folgorato” sulla via londinese che porta allo studio legale che difende Assange.
O forse, rientra in un piano più sofisticato di ombre, fumo e specchi, dal quale ci ha consigliato di diffidare uno che di tecniche di manipolazione e controllo se ne intende, come Estulin?
mercoledì 20 luglio 2011
E SE WIKILEAKS FOSSE UNO STRUMENTO DELLA CIA?
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venerdì 8 luglio 2011
AL QAEDA PROGETTA LA SKIN BOMB
Niente paura! Arrivano le bombe sottopelle...
In piena estate l’FBI diffonde la notizia che Al Qaeda starebbe preparando attacchi terroristici con kamikaze dotati di skin bomb, mini bombe sottocutanee.
In piena estate l’FBI diffonde la notizia che Al Qaeda starebbe preparando attacchi terroristici con kamikaze dotati di skin bomb, mini bombe sottocutanee.
di Enrica Perucchietti
Quando si parla di Al Qaeda i Media hanno come unica fonte le informazioni rilasciate dal Pentagono o da fonti governative straniere. Fonti univoche e di parte.
Credevate che esistessero altri mezzi per avere informazioni sull’organizzazioni? Risposta sbagliata…
L’ultima “bomba” sganciata dall’Intelligence americana e ripresa come oro colato dai quotidiani internazionali è quella relative al progetto di Al Qaeda di utilizzare dei mini ordigni – skin bomb - da inserire sottopelle nei candidati kamikaze con interventi di microchirurgia.
Le famigerate skin bomb sarebbero state studiate per eludere i controlli agli aeroporti.
Ora viene da domandarsi chi faccia davvero terrorismo psicologico. Perché per creare l’adeguato clima di terrore la notizia è stata diffusa proprio in piena estate, in modo da creare scompiglio nelle coscienze più fragili, ad esempio nelle famiglie in partenza per le vacanze.
Come fare infatti a riconoscere il temibile nemico se l’arma di distruzione di massa è nascosta sottopelle? Dovremmo chiedere dei body scanner sempre più sofisticati? Legalizzare l’assassinio preventivo da parte delle forze dell’ordine in caso di legittimo sospetto?
Ora che sappiamo che potremmo saltare in aria in volo grazie a un ordigno sottopelle, siamo tutti più tranquilli? Pronti a partire per le agognate vacanze?
Oppure vi state chiedendo da dove vengano le allarmanti notizie sull’evoluzione sempre più tecnologica di Al Qaeda? Dall’ex responsabile dell’FBI ed esperto in esplosivi, tale Chris Ronay! L’esperto 007 americano ha anche spiegato ai Media affamati di dettagli che la mente di questo progetto sarebbe il braccio yemenita di Al Qaeda, quello che avrebbe “pilotato” il terrorista nigeriano che nel Natale del 2009 aveva cercato di farsi saltare in volo sulla tratta Amsterdam-Detroit, usando un mini ordigno nascosto nelle mutande… La trovata lo fece battezzare il “terrorista del cavallo” o delle mutande appunto. Che sfiga. Attentato fallito. Oltre al danno, la beffa di passare alla storia come il terrorista delle mutande. Che sfiga davvero.
Prendendo per vere le indiscrezioni diffuse dall’FBI, dovremmo chiederci se dietro l’avanzamento tecnologico di Al Qaeda non ci sia un fattore di emulazione del Pentagono. Le skin bomb richiamano fin troppo da vicino la tecnologia sviluppata dalla Applied Digital Solution per i VeriChip, i microchip sottocutanei che l’Obamacare vorrebbe introdurre nei pazienti per avere l’anamnesi sempre a portata di scanner… peccato che con i chip sottocutanei il Governo potrà mappare, monitorare e, chissà, manipolare - proprio come fece il Pentagono con i soldati usati come cavie a partire dalla guerra del Vietnam: a costoro vennero impiantati chip nel cervello in modo da rilasciare massicce dosi di adrenalina e renderli più coraggiosi -, tutti coloro che ne saranno dotati. Questi stessi chip, contenenti litio, in caso di tentata rimozione, si rivelerebbero delle vere e proprie “bombe” per il possessore…
Dunque, di chi dovremmo avere più paura?
Dei fantomatici attentatori con gli ordigni nelle mutande?
O dei chip che ci vogliono inserire come in un romanzo di Orwell, dopo averci terrorizzato a puntino?
In ogni caso, temo, siamo “a cavallo”…
giovedì 7 luglio 2011
martedì 5 luglio 2011
TAV: IL RISVEGLIO DEL DRAGO
Il tracciato passa per le ley lines.
Possibili conseguenze magico-energetiche per la popolazione della Val Susa.
di Enrica Perucchietti
La Storia narra che nel 313 d.C. una grande croce fiammeggiante con la scritta in caratteri latini In hoc signo vinces fosse apparsa all’imperatore romano Costantino durante la battaglia contro le truppe di Massenzio. Dopo aver apposto il simbolo della croce su scudi, armi e stendardi, Costantino riportò la nota vittoria contro le milizie nemiche. Ritornato a Mediolanum emise il noto Editto di Milano, noto come l’Editto di Costantino, con il quale si concedeva libertà di culto ai Cristiani.
La leggenda vuole che questo avvistamento sarebbe avvenuto ai piedi del monte Musinè (in dialetto asinello). Dalla forma triangolare, la montagna più misteriosa della zona è un vulcano che ha cessato al sua attività. Il mistero e la sacralità che avvolge questo monte si distende come un manto fino a Torino, definita non a caso città magica per eccellenza.
Impossibile riassumere in poche righe tutte le storie, leggende avvistamenti che si sono tramandati nei secoli sul Musinè e sulla Valle. Basti sapere che sul monte la vegetazione attecchisce solo sulle pendici fino a una certa altezza per poi fermarsi lasciando il resto del monte come scoperto, il terreno ghiaioso dal colore rossiccio.
Qua si tramandano racconti di draghi, angeli, demoni, eroi, spiriti dannati, astronavi, alieni. Un menhir reca la raffigurazione di alcuni uomini che sembrano tributare un culto al Sole: tre omini con la braccia al cielo uno di essi inginocchiato e un altro disteso per terra, segno di morte oppure di un sacrificio umano. Nel cielo sopra le loro teste sono raffigurati tre soli, o, almeno, un sole a forma di coppella e due dischi stilizzati. Il che, da Peter Kolosimo in poi, ha fatto ipotizzare che si trattasse di un primitivo incontro “ravvicinato”…
Dall’altra parte della Valle sorge la Sacra di San Michele che ispirò Umberto Eco per il romanzo Il nome della Rosa. Dall’alto di quel monte anche l’abbazia custodisce un segreto. Essa vigila sul Musinè affinché nessuno turbi il sonno del drago che si narra dorma nelle viscere della terra.
Ora, però, quel “drago” sta per essere risvegliato. Il tracciato del TAV corre proprio lungo la linea del Musinè e della Sacra di san Michele, sua custode…
Nel 1921 l’archeologo britannico Alfred Watkins individuò dei meridiani e nodi particolari della rete geografica che sprigionerebbero campi di torsione benefici per gli esseri viventi: sono le ley lines, anche conosciute con il nome di linee della prateria.
Prima di lui altri studi erano giunti a conclusioni simili. Nel 1870, presso la British Archeological Association, William Henry Black tenne una conferenza all’interno della quale spiegò che i principali monumenti, naturali e artificiali, sarebbero disposti sul territorio non in maniera casuale, ma in modo da formare un gigantesco reticolo che coprirebbe l’intera Europa. Dodici anni dopo G. H. Piper arrivò alla stessa conclusione. Watkins andò ben oltre, rendendosi conto che questo reticolo di linee lungo le quali vennero costruiti monumenti o edifici di culto nell’antichità, ricalcavano il percorso del sole o della luna durante i solstizi. Ciò lasciava dedurre che le linee avessero non solo una funzione di comunicazione tra luoghi sacri, ma che fossero intimamente legate all’ambito spirituale. Esse potevano costituire una sorta di percorso da compiersi durante delle specifiche cerimonie sacre.
I successori di Watkins, a partire dall’esoterista Dion Fortune, attribuirono alle linee della prateria un valore energetico-magico. Negli anni ’60 la teoria delle ley lines si fuse con la geomanzia, sostenendo la necessità di preservare l’armonia della natura e dei punti sacri lungo i quali sono sorti i luoghi di culto. L’energia di cui queste linee sono conduttrici possono essere positive per la psiche umana, la coltivazione, e la civilizzazione di una comunità, come, all’opposto, dispensatrici di energie altamente negative. In questo senso l’esempio che viene fatto più spesso è il Triangolo delle Bermuda.
Lungo queste linee le popolazioni preistoriche, le antiche civiltà e i costruttori del Medioevo erigevano osservatori, templi, abbazie, infine maestose cattedrali. I siti scelti per opere quali Stonehenge, Chartres, la Sacra di San Michele, il Tempio di Gerusalemme, Giza, etc. avvenivano proprio in base a questi meridiani o nodi di energia. Questi luoghi sono infatti definiti “sacri” ma soprattutto “sentiti” come magici dalle popolazioni che vi si sono avvicendate nel corso di millenni. Non bisogna essere uno sciamano per intuirne il motivo.
Ebbene, forse non tutti sanno che una delle ley lines più importanti e dedicata all’arcangelo Michele, collega la Cornovaglia a Gerusalemme. La cosiddetta “Linea di San Michele” coincide con la Via Langobardorum: parte da Saint Michael’s Mount in Cornovaglia, passa per Moint Saint Michel in Francia, congiunge la Sacra di San Michele in Val di Susa a San Michele di Coli nei pressi di Bobbio arrivando fino a Castel Sant’Angelo nel Gargano. Sembra un disegno incredibile: una linea retta di duemila chilometri che unisce i 5 principali luoghi di culto europeo dedicati all’arcangelo Michele che si prolunga per altri duemila chilometri arrivando fino a Gerusalemme.
Come spiegato dal ricercatore Stefano delle Rose, questa linea energetica, nell’antichità, sotto l’impulso delle apparizioni dell’arcangelo Michele, ha dato vita alla costruzione degli edifici sacri nei punti indicati, diventando via di pellegrinaggio e via di comunicazione storica. Questa linea di congiunzione, come abbiamo anticipato, passa anche per la Val di Susa, dove da anni si sta consumando una vera e propria battaglia – degenerata in guerriglia a causa della militarizzazione del luogo - per impedire la costruzione della linea ad alta capacità Torino-Lione.
Il ricercatore Fausto Carotenuto, già nel 2005, spiegava l’importanza della geografia sacra della Val Susa, definendola “un punto fondamentale degli equilibri energetici europei”, aggiungendo che “un chakra importantissimo è situato all’imbocco della Val Susa da cui si dipartono nodi o canali energetici che vanno a creare un asse importantissimo verso nord-ovest e verso sud-est”.
Carotenuto, quando ancora il vecchio tracciato del TAV sarebbe passato proprio in prossimità del monte Musinè, aveva messo in guardia la popolazione dal pericolo del “progetto mirante ad alterare antichi equilibri per renderli inutilizzabili a fini positivi: scavare una enorme galleria nelle viscere della montagna sacra, per sconvolgere il chakra [centro o vortice vitale] del Musinè, portando alla luce forze oscure e potenti dalle profondità della Terra”. Non solo, dunque, per la presenza di amianto e uranio nella Valle, ormai accertati da studi geologici che sono stati deliberatamente ignorati.
Attorno alla montagna del Musinè – considerata da alcuni una vera e propria “antenna” dimensionale - sono sorte, come abbiamo visto, numerose leggende che in tempi moderni hanno acquisito carattere “ufologico”, per i numerosi avvistamenti di globi luminosi e UFO nel luogo. La sua forma piramidale ha suscitato il dubbio che si possa trattare di una vera e propria antenna, un enorme pilastro che servirebbe a placare le energie “selvagge” sottostanti.
Una leggenda narra infatti che nelle viscere della montagna sia sepolto un drago. Il simbolismo del drago, come guardiano sovrannaturale delle potenti energie sotterranee o che dorme sepolto nelle profondità della terra, evoca le forze telluriche primigenie oscure che Michele Arcangelo o San Giorgio avrebbero annientato. L’allegoria è evidente: il drago che infesta o dorme nelle viscere della terra rappresenta una forza “interiore”, sotterranea, appunto, che se conquistata e diretta rende possibile la purificazione del luogo – nel processo alchemico allude alla catabasi e alla purificazione dell’adepto dai suoi istinti primigeni, animali – spingendo appunto indietro gli istinti selvaggi che ci legano alla materia. In questo senso il drago rappresenta l’avversario, un concetto collegabile nel cristianesimo al diavolo. Proprio per questo nell’iconografia degli edifici costruiti lungo la retta dedicata a San Michele ritroviamo innumerevoli raffigurazioni dell’Arcangelo che schiaccia il drago inteso come incarnazione del demonio. Per gli alchimisti uccidere il drago rappresentava l’operazione del Solve, della Soluzione della Grande Opera.
L’evidente simbolismo alchemico suggerisce che ci siano delle potenze oscure che non dovrebbero essere risvegliate. Per questo la Sacra dedicata a San Michele sorge come guardiana e custode delle forze infere di fronte al Musinè. Nell’antichità, infatti, le forze che si trovano lungo le ley lines venivano chiamate anche le forze del drago, intendendo che esse erano oscure, “selvagge”. Che, come il drago che secondo la leggenda dorme sotto il Musinè, non dovrebbero essere risvegliate. A questo servivano gli edifici costruiti lungo il tragitto delle ley lines: a tenere a bada queste forze, canalizzandole.
Il Musinè, secondo le leggende del luogo, come spiega Carotenuto, “è un luogo dalle energie fortissime, uno dei principali in Europa. Le forze spirituali del drago hanno conformato un sottosuolo pieno di energie enormi, selvagge, che si manifestano in conformazioni rocciose insolite e piene di materiali forti, nocivi se liberati”.
Da anni si parla, infatti, dell’amianto e dell’uranio contenuti nel sottosuolo e che verrebbero liberati in caso di trivellazioni. A distruggere queste linee di forze sarebbe inoltre l’amianto, elemento che ritroviamo nelle note strisce chimiche che vengono sparate nei nostri cieli…
Punto comune delle trivellazioni, bombardamenti chimici, guerre lungo queste linee di forza sembra essere l’intenzione deliberata di distruggere l’energia benefica che la terra sprigiona da questi punti nodali. Come se qualcuno, le “gerarchie nere”, stesse cercando di impedire il risveglio della popolazione, tenendo anzi sotto controllo l’attività spirituale delle comunità nelle zone interessate.
Per questo le guerre, distruzioni, terremoti – L’Aquila sorge proprio su una potentissima ley lines – aggressioni farmacologiche e alimentari, attività di terrorismo, scie chimiche avvengono lungo i cosiddetti luoghi sacri. Lungo questi canali sono sorti nell’antichità dolmen, menhir, cerchi di pietra, templi, cattedrali, piramidi, in modo da permettere un contatto tra l’uomo e le dimensioni spirituali.
E’ possibile dunque che le forze oscure stiano manipolando il potere politico, economico, per distruggere questi luoghi energetici e per ostacolare l’evoluzione spirituale dell’uomo spegnendo luoghi di iniziazione e di culto?
In questo senso scavare una galleria nelle viscere della montagna lungo una delle linee energetiche più forti al mondo significherebbe alterare e sconvolgere gli equilibri energetici del luogo.
Un tentativo di sferrare un colpo al cuore della geografia sacra europea. Non solo. Il nodo della Val di Susa si trova proprio a metà del tracciato dedicato a san Michele, guardiano delle forze infere. Distruggere il Centro, ovvero costruire un’opera imponente in questo nodo, comporterebbe la rottura dell’intera linea sacra. Sarebbe come togliere il “tappo” che per millenni ha tenuto a bada le energie selvagge del luogo e dell’Europa intera. Il tracciato, inoltre, unisce Lione a Torino, prolungandosi fino a Kiev. In questo modo si annienterebbe il triangolo magico “bianco” che ha come vertici Lione, Torino, Praga. Anzi. Risvegliare le forze oscure darebbe maggiore impulso all’altro triangolo magico, quello nero, che unisce ancora una volta Torino ma con Londra e San Francisco.
Anche per questo i valligiani si oppongono. Inconsciamente, ma si oppongono. Sentono che la loro terra non può essere toccata. Non deve essere violata.
Non solo per l’inutilità dell’opera, i miliardi a nostro carico che verranno inutilmente spesi, il rischio per la salute pubblica. C’è una motivazione più antica e sacra a questa ribellione che chi abita queste terre conosce o almeno intuisce.
Ognuno è libero di ridere di ciò. Di opporvisi. Di non crederci.
Oppure di comprendere umilmente che le energie che stiamo per risvegliare potrebbero comportare un danno enorme per tutti noi. Per la terra, per le generazioni a venire. Forse, a breve, per il destino di tutti noi.
lunedì 4 luglio 2011
TAV: SE IL TRACCIATO PASSA PER UNA LEY LINE. Possibili conseguenze energetiche devastanti per la Valle
di Enrica Perucchietti
Nel 1921 l’archeologo britannico Alfred Watkins individuò dei meridiani e nodi particolari della rete geografica che sprigionerebbero campi di torsione benefici per gli esseri viventi: sono le ley lines, anche conosciute con il nome di linee della prateria.
Prima di lui altri studi erano giunti a conclusioni simili. Nel 1870, presso la British Archeological Association, William Henry Black tenne una conferenza all’interno della quale spiegò che i principali monumenti, naturali e artificiali, sarebbero disposti sul territorio non in maniera casuale, ma in modo da formare un gigantesco reticolo che coprirebbe l’intera Europa. Dodici anni dopo G. H. Piper arrivò alla stessa conclusione. Watkins andò ben oltre, rendendosi conto che questo reticolo di linee lungo le quali vennero costruiti monumenti o edifici di culto nell’antichità, ricalcavano il percorso del sole o della luna durante i solstizi. Ciò lasciava dedurre che le linee avessero non solo una funzione di comunicazione tra luoghi sacri, ma che fossero intimamente legate all’ambito spirituale. Esse potevano costituire una sorta di percorso da compiersi durante delle specifiche cerimonie sacre.
I successori di Watkins, a partire dall’esoterista Dion Fortune, attribuirono alle linee della prateria un valore energetico-magico. Negli anni ’60 la teoria delle ley lines si fuse con la geomanzia, sostenendo la necessità di preservare l’armonia della natura e dei punti sacri lungo i quali sono sorti i luoghi di culto. L’energia di cui queste linee sono conduttrici possono essere positive per la psiche umana, la coltivazione, e la civilizzazione di una comunità, come, all’opposto, dispensatrici di energie altamente negative. In questo senso l’esempio che viene fatto più spesso è il Triangolo delle Bermuda.
Lungo queste linee le popolazioni preistoriche, le antiche civiltà e i costruttori del Medioevo erigevano osservatori, templi, abbazie, infine maestose cattedrali. I siti scelti per opere quali Stonehenge, Chartres, la Sacra di San Michele, il Tempio di Gerusalemme, Giza, etc. avvenivano proprio in base a questi meridiani o nodi di energia. Questi luoghi sono infatti definiti “sacri” ma soprattutto “sentiti” come magici dalle popolazioni che vi si sono avvicendate nel corso di millenni. Non bisogna essere uno sciamano per intuirne il motivo.
Ebbene, forse non tutti sanno che una delle ley lines più importanti e dedicata all’arcangelo Michele, collega la Cornovaglia a Gerusalemme. La cosiddetta “Linea di San Michele” coincide con la Via Langobardorum: parte da Saint Michael’s Mount in Cornovaglia, passa per Moint Saint Michel in Francia, congiunge la Sacra di San Michele in Val di Susa a San Michele di Coli nei pressi di Bobbio arrivando fino a Castel Sant’Angelo nel Gargano. Sembra un disegno incredibile: una linea retta di duemila chilometri che unisce i 5 principali luoghi di culto europeo dedicati all’arcangelo Michele che si prolunga per altri duemila chilometri arrivando fino a Gerusalemme.
Come spiegato dal ricercatore Stefano delle Rose, questa linea energetica, nell’antichità, sotto l’impulso delle apparizioni dell’arcangelo Michele, ha dato vita alla costruzione degli edifici sacri nei punti indicati, diventando via di pellegrinaggio e via di comunicazione storica. Questa linea di congiunzione, come abbiamo anticipato, passa anche per la Val di Susa, dove da anni si sta consumando una vera e propria battaglia – degenerata in guerriglia a causa della militarizzazione del luogo - per impedire la costruzione della linea ad alta capacità Torino-Lione.
Il ricercatore Fausto Carotenuto, già nel 2005, spiegava l’importanza della geografia sacra della Val Susa, definendola “un punto fondamentale degli equilibri energetici europei”, aggiungendo che “un chakra importantissimo è situato all’imbocco della Val Susa da cui si dipartono nodi o canali energetici che vanno a creare un asse importantissimo verso nord-ovest e verso sud-est”.
Carotenuto, quando ancora il vecchio tracciato del TAV sarebbe passato proprio in prossimità del monte Musinè (in dialetto asinello), aveva messo in guardia la popolazione dal pericolo del “progetto mirante ad alterare antichi equilibri per renderli inutilizzabili a fini positivi: scavare una enorme galleria nelle viscere della montagna sacra, per sconvolgere il chakra [centro o vortice vitale] del Musinè, portando alla luce forze oscure e potenti dalle profondità della Terra”. Non solo, dunque, per la presenza di amianto e uranio nella Valle, ormai accertati da studi geologici che sono stati deliberatamente ignorati.
Attorno alla montagna del Musinè – considerata una vera e propria “antenna” dimensionale - sono sorte a partire dall’antichità numerose leggende che in tempi moderni hanno acquisito carattere “ufologico”, per i numerosi avvistamenti di globi luminosi e UFO nel luogo.
Una leggenda narra che nelle viscere della montagna sia sepolto un drago. Il simbolismo del drago, come guardiano sovrannaturale delle potenti energie sotterranee o che dorme sepolto nelle profondità della terra, evoca le forze telluriche primigenie oscure che Michele Arcangelo o San Giorgio avrebbero annientato. L’allegoria è evidente: il drago che infesta o dorme nelle viscere della terra rappresenta una forza “interiore”, sotterranea, appunto, che se conquistata e diretta rende possibile la purificazione del luogo – nel processo alchemico allude alla catabasi e alla purificazione dell’adepto dai suoi istinti primigeni, animali – spingendo appunto indietro gli istinti selvaggi che ci legano alla materia. In questo senso il drago rappresenta l’avversario, un concetto collegabile nel cristianesimo al diavolo. Proprio per questo nell’iconografia degli edifici costruiti lungo la retta dedicata a San Michele ritroviamo innumerevoli raffigurazioni dell’Arcangelo che schiaccia il drago inteso come incarnazione del demonio. Per gli alchimisti uccidere il drago rappresentava l’operazione del Solve, della soluzione della Grande Opera.
L’evidente simbolismo alchemico suggerisce che ci siano delle potenze oscure che non dovrebbero essere risvegliate. Nell’antichità, infatti, le forze che si trovano lungo le ley lines venivano chiamate anche le forze del drago, intendendo che esse erano oscure, “selvagge”. Che, come il drago che secondo la leggenda dorme sotto il Musinè, non dovrebbero essere risvegliate. A questo servivano gli edifici costruiti lungo il tragitto delle ley lines: a tenere a bada queste forze, canalizzandole.
Il Musinè, secondo le leggende del luogo, come spiega Carotenuto, “è un luogo dalle energie fortissime, uno dei principali in Europa. Le forze spirituali del drago hanno conformato un sottosuolo pieno di energie enormi, selvagge, che si manifestano in conformazioni rocciose insolite e piene di materiali forti, nocivi se liberati”. Da anni si parla, infatti, dell’amianto e dell’uranio contenuti nel sottosuolo e che verrebbero liberati in caso di trivellazioni.
Le recenti guerre, distruzioni, terremoti – L’Aquila sorge proprio su una potentissima ley lines – aggressioni farmacologiche e alimentari, attività di terrorismo, scie chimiche – l’alluminio disperso nell’aria sembra essere un elemento distruttivo per queste linee di forza – avvengono lungo i cosiddetti luoghi sacri. Lungo questi canali sono sorti nell’antichità dolmen, menhir, cerchi di pietra, templi, cattedrali, piramidi, in modo da permettere un contatto tra l’uomo e le dimensioni spirituali. E’ possibile dunque che le forze oscure stiano manipolando il potere politico, economico, per distruggere questi luoghi energetici e per ostacolare l’evoluzione spirituale dell’uomo spegnendo luoghi di iniziazione e di culto?
In questo senso scavare una galleria nelle viscere della montagna lungo una delle linee energetiche più forti al mondo significherebbe alterare e sconvolgere gli equilibri energetici del luogo.
Un tentativo di sferrare un colpo al cuore della geografia sacra europea.
Anche per questo i valligiani si oppongono.
Non solo per l’inutilità dell’opera, i miliardi a nostro carico che verranno inutilmente spesi, il rischio per la salute pubblica. C’è una motivazione più antica e sacra a questa ribellione che chi abita queste terre conosce o almeno intuisce.
Ognuno è libero di ridere di ciò. Di opporvisi. Di non crederci.
Oppure di comprendere umilmente che le energie che stiamo per risvegliare potrebbero comportare un danno enorme per tutti noi.
lunedì 27 giugno 2011
NO TAV: agenti sfondano le barricate a Chiomonte. Ma i valligiani promettono, “perso solo un round, non la guerra”. Quali interessi si celano dietro l’opera.
di Enrica Perucchietti
“Lo stato non può arrendersi”, incita il ministro Matteoli, salutando con gioia l’ennesimo blitz delle forze dell’ordine su in Val di Susa. Casini biasima l’uso della violenza contro la polizia, mentre la Marcegaglia invita il Governo a fare in fretta, per non perdere i finanziamenti.
Questo è il messaggio che da anni i Governi che si sono succeduti – di destra e di sinistra - e i Media nazionali – non locali – ci trasmettono. Che esiste un limitato gruppetto di No Tav brutti, anarchici e violenti che si oppongono irrazionalmente alla costruzione della linea ad Alta Capacità. E insistono, per giunta. Cocciuti nel voler far perdere al nostro Paese questa opportunità. Un po’ come il Ponte sullo Stretto di Messina.
Ma opportunità per chi?
Chi scrive ha lavorato per sei anni in una redazione piemontese e ha visto e vissuto da vicino la vera realtà del movimento NO TAV: le manifestazioni pacifiche, le minacce anarchiche, infine, le sommosse di popolo.
Solo i giornalisti locali – a parte alcuni inviati di La7 e delle Iene – hanno potuto toccare da vicino il vero volto di questa minaccia valligiana, formata non da appartenenti ai centri sociali, o almeno non solo. Il movimento raccoglie il dissenso di gran parte della Valle: uomini, donne, anziani, giovani. Nessuno vuole linea qui. Chi ha ceduto è perché è colluso con gli interessi economici che la costruzione dell’infrastruttura porterà. Molti ovviamente, ma che verranno spartiti tra i soliti nomi, i soliti imprenditori che parteciperanno, si badi bene, alla costruzione dell’infrastruttura, non al suo utilizzo. Interessi che non giustificano i lavori decennali per la costruzione di un’opera inutile quando sarebbe stato possibile il potenziamento della linea esistente. Senza contare il pericolo amianto che con carotaggi di superficie vorrebbero rassicurarci che non esiste.
Mi ricordo quando nel 2005, dopo gli scontri a Venaus – o meglio, dopo che le forze dell’ordine aggredirono e malmenarono di notte donne, anziani, ragazzi ivi tranquillamente accampati – l’allora ministro Bonino e il sottosegretario Rosso giustificarono l’inaudita violenza come legittima risposta all’occupazione abusiva del sito. Sentire la legittimazione dell’uso della forza contro il dissenso in forma pacifica – come allora fu – da parte di un leader dei radicali mi fece accapponare la pelle. Allora un mio collega aveva passato le notti a Venaus e documentato con un video – l’unico – gli scontri. Il video fu subito sequestrato dalla questura, ma solo dopo averlo sbobinato – si montava ancora in analogico. Ciò che emergeva era un’inaudita violenza diretta “a caso” contro gli occupanti: anche donne e anziani presi a manganellate mentre dormivano nelle tende. Nessuna traccia di cospiratori anarchici, di sassaiole o altro. Questo è giornalismo d’inchiesta: un collega che passa le notti con i manifestanti per capire il perché del loro rifiuto all’infrastruttura, e che rischia di prendersi una manganellata in testa pur di documentare i blitz e la reazione dei No Tav ad essi. Non le buffonate che giornalisti nazionali che non hanno mai messo piede in Val Susa ci propinano ogni giorno. Il giornalista di turno ci rifila uno stand up in un luogo al riparo o monta il servizio con le immagini dell’operatore che ha assistito agli scontri, comodamente seduto in una cabina di montaggio a qualche centinaio di km di distanza, facendo riferimento alle notizie ANSA che gli arrivano.
Al momento solo Vendola pare aver condannato il blitz notturno. Se un’intera popolazione non vuole un’opera – ed è stata chiara nel confermarlo – come può un governo “democratico” ricorrere alla forza dopo tavoli dell’Osservatorio farsa? Si badi bene, non è una critica univoca al Governo Berlusconi. Anche il Pd sostiene con forza la costruzione della linea e ha dovuto allontanare dal partito coloro che erano contrari alla sua costruzione. Ciò dimostra quanto i partiti siano asserviti a logiche economiche e di lobby. Non conta lo schieramento – destra, centro o sinistra – nei fatti contano gli interessi a cui fanno capo i vertici di partito che dettano le norme da seguire.
Come si può legittimamente espropriare una popolazione del diritto di manifestare e di proteggere il proprio territorio dallo sciacallaggio quando il trasporto su rotaia è in netto calo?
Restando su un piano meramente economico, lungi dalle diatribe politiche, il Professor Enrico Colombatto, ordinario di Politica economica dell’Ateneo di Torino, PHD alla London School of Economics ed esponente della scuola liberista, ha fatto notare l’inutilità della linea: “tutti i dati confermano come a livello nazionale il traffico transfrontaliero sia cresciuto in misura infinitesimale e perlopiù in direzioni diverse dall’asse Lione-Kiev. Così come pensare di trasferire completamente su rotaia ciò che attualmente circola su gomma è pura velleità”.
Scetticismo condiviso anche dagli investitori privati che non hanno mostrato interesse per la costruzione dell’opera: “questo disimpegno da parte di soggetti che per loro natura sono mossi dalla logica del profitto è di per sé un segnale che dovrebbe allarmare sulla reale convenienza economica di questo progetto”, conclude Colombatto in un’intervista allo Spiffero.
Opinione condivisa da uno studio pubblicato sul sito di Tito Boeri, secondo cui negli ultimi dieci anni il traffico su strada – gomma – è rimasto invariato, mentre quello su rotaia è diminuito del 25%. Il traffico merci, infatti, tra Torino e Lione avviene prevalentemente su strada.
Opinione caldeggiata anche dal noto meteorologo Luca Mercalli che rilancia dalle pagine del Fatto Quotidiano: “I numeri li hanno ben chiari i cittadini della Val di Susa” – sollecita Mercalli – “che costituiscono un modello di democrazia partecipata operante da decenni, decine di migliaia di persone, lavoratori, pubblici amministratori, imprenditori, docenti, studenti e pensionati, in una parola il movimento No Tav”. E Mercalli in Val di Susa ci vive, quindi ha un’idea più chiara dei colleghi che non ci hanno mai messo piede ma parlano a vanvera. Il meteorologo continua: “Il primo assunto secondo il quale le merci dovrebbero spostarsi dalla gomma alla rotaia è di natura ambientale: il trasporto ferroviario, pur meno versatile di quello stradale, inquina meno. Il che è vero solo allorché si utilizza e si migliora una rete esistente. Se invece si progetta un’opera colossale, con oltre 70 km di gallerie, dieci anni di cantiere, decine di migliaia di viaggi di camion, materiali di scavo da smaltire, talpe perforatrici, migliaia di tonnellate di ferro e calcestruzzo, oltre all’energia necessaria per farla poi funzionare, si scopre che il consumo, di materie prime ed energia, nonché relative emissioni, è così elevato da vanificare l’ipotetico guadagno del parziale trasferimento merci da gomma a rotaia”. I dati a cui fa riferimento Mercalli derivano dagli studi eseguiti dall’Università di Siena e dall’Università della California. Il risultato è identico: “la cura è peggio del male”, sentenzia Mercalli.
Il sospetto è dunque che il vantaggio del TAV – Treno ad Alta Velocità - sia la sua stessa costruzione, ovvero un business per i costruttori senza ricadute certe sugli imprenditori locali e sul turismo. I miliardi di euro pubblici – vengano dall’UE o dall’Italia - che verranno spesi serviranno solo a ingrassare i soliti, le Mafie nostrane, a cui attingeranno quei politici che già ora hanno conflitti di interessi con nomine o ruoli nei consigli di amministrazione delle ditte appaltatrici e che nessuno osa rendere pubblici. Ma che tutti conoscono come le imputazioni a loro carico.
E non stiamo parlando del Premier.
Ma loro, i valligiani, non si arrendono.
Per loro è solo un altro round perso, non la battaglia. Paola del leader No Tav, Alberto Perino.
giovedì 23 giugno 2011
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